MYANMAR: Birmania antica – 13 giorni

Ci sono luoghi , come le rovine della grande città di Bagan o la scintillante Swedagon Pagoda a Yangoon che possiedono più magia di qualsiasi altro luogo al mondo. Un viaggio classico che ripercorre i luoghi più noti di questo paese, dalle atmosfere dorate. Avvolta nella nebbia del tempo, la Birmania, e solo la Birmania, è rimasta per lungo tempo in assoluto isolamento; il popolo birmano, racchiuso tra la valle dell’Irrawaddy e all’ombra delle catene montuose, ha conservato una antica civiltà e uno stile di vita semplice. “Questa terra avvolge i suoi ospiti in una sorta di incantesimo che essi non riescono a spezzare, nemmeno se lo vogliono”; così scriveva John F. Cady. Il viaggiatore che arriva a Yangoon e vede la Swedagon Pagoda al tramonto, è avvolto immediatamente da quella magia di cui parlava John Cady. Non è solo per quella meraviglia; è l’atmosfera, sono i profumi diversi, la sensazione di trovarsi in un altro mondo, un mondo che si pensava, e si pensa ancora oggi, solo nelle pagine dei libri. Questo primo contatto colpisce il visitatore, tanto da indurlo a avvertire che questo viaggio gli prepari visioni anche più sorprendenti. E cosi è in effetti; la Birmania  affascina il visitatore con mille sorprese improvvise e inaspettate:la piana di Bagan punteggiata di pagode; i pescatori del lago Inle che remano con i piedi per avere le mani libere; Mandalay, l’ultima capitale di un lungo regno, è il luogo delle pagode con suoi dintorni intrisi di storia e leggende; la Golden Rock a Kyaiktiyo il luogo più sacro del paese; il Monte Popa consacrato al culto dei Nat; le numerose etnie, un crogiuolo di popoli, sparsi su tutto il territorio.

Il viaggio, quasi al termine dell’itinerario, dopo aver visitato i luoghi più interessanti,  vi porta a Kengtung, capoluogo del Triangolo d’Oro. E’ la base del turismo etnico dello stato di Shan. La sua posizione è importante trovandosi in una zona crocevia con sbocchi nei paesi confinanti quali la Thailandia, la Cina e il Laos. In questa regione c’è la massima concentrazione di etnie: Akha, le donne sfoggiano il classico copricapo ornato con elaborati monili d’argento e con i talleri d’argento con l’effige di Maria Teresa d’Austria; Inn rossi e Inn neri, Shan; gruppi che a causa di guerre civili sono stati costretti a lasciare la Cina meridionale per rifugiarsi in queste regioni; popolazione le cui culture sono state condizionate da una coltura: quella del papavero da oppio. Sui rilievi sopra i mille metri, dove il papavero da oppio contende spazi alle coltivazioni del riso o si brucia la foresta per praticarvi una stentata agricoltura, vivono minoranze etniche fieramente fedeli al loro modo di vita ancestrale. Un mosaico straordinario vario di lingue e dialetti che catapultano in un mondo misterioso dalla intensa spiritualità.